Chongqing 2026.

L’ultima immagine è quella di una pioggia battente sulla pista dell’aeroporto, quasi come se anche il cielocomunicasse il suo dispiacere nel salutare i 22 studenti dell’Istituto Superiore “Balbo” che dal 20 al 31marzo sono stati protagonisti di uno scambio culturale che ha unito la città di Casale Monferrato allamegalopoli di Chongqing.Tutto è nato un paio di anni fa quando la fotografa Elena Givone ha esposto alla dirigente Emanuela Cavalli itermini di un progetto che avrebbe creato una sinergia tra l’Istituto “Balbo”, una delle poche scuole delPiemonte nella quale si studia il cinese, e la Nankai Liang Jiang Secondary School di Chongqing. Dopo unprimo soggiorno dei nostri studenti nella primavera dello scorso anno, il progetto è proseguito, nell’autunnoscorso, con l’accoglienza dei ragazzi cinesi nel territorio monferrino, ed ora si è conclusa da poco una nuovafase in Cina.

La NLJ è una scuola molto diversa da quelle cui siamo abituati. Si tratta sostanzialmente di un Campusdotato di aule dedicate a varie attività pratiche, aree sportive, zone di studio e di comunità, senza contaremense e alloggi per insegnanti e studenti. Accolti ed ospitati dalle famiglie cinesi, ai ragazzi italiani sonostate proposte, durante i giorni di permanenza a Chongqing, alcune lezioni formative, spesso pensate perdare una base sulla quale costruire una più approfondita conoscenza della cultura cinese. Ecco, dunque, chesi sono palesate le ore dedicate alla ceramica, al disegno con la sabbia, alla cucina, alla musica e al canto.Non sono mancanti poi appuntamenti più legati alla lingua, con lezioni di lingua cinese che, per esempio,attraverso la spiegazione del valore simbolico del fiore (huà), giungeva a contatto con i contenuti dellapoesia italiana.

La situazione più interessante per i ragazzi è stata però il poter vivere una settimana o poco più a contattocon il quotidiano delle famiglie cinesi. È stato questo il fulcro dell’esperienza: adeguarsi ai ritmi di vita legatiad usi diversi dai nostri, un qualcosa di unico che ha offerto l’opportunità di enorme crescita personale.Anche i timori iniziali sul cibo, sulla possibilità di una comunicazione efficace e su una serie di piccole coseche appartengono alla nostra "comfort zone”, una volta calati nella realtà locale, si sono annullati grazie allastraordinaria disponibilità delle famiglie cinesi e alla maturità con cui i ragazzi hanno affrontato e vissutol’esperienza.

Durante la cerimonia di chiusura, di fronte ai dirigenti della NLJ e ai membri delle famiglie ospitanti, ciò chesi poteva percepire era la soddisfazione di aver passato dei momenti indimenticabili, qualcosa che rimarràdentro per sempre, fatto di amicizia e stima reciproca. La parola più adoperata nei discorsi di chiusura è stata “grazie”, Xièxie, una parola che tutti hanno imparato e che, di fatto, è quella che riesce a rendere più di ogni altra lo spirito proiettato nel futuro alla base di questo progetto.

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