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Verbania, il Balbo e la Peer Education

Verbania, 13-14-15 novembre 2008. Splendide giornate di sole e una località incantevole sul Lago Maggiore fanno da cornice al Convegno Nazionale “Peer & Video Education. Adolescenti, prevenzione e comunicazione multimediale”, cui partecipo con alcune colleghe dell’Istituto Balbo.

Tre giornate intense, ricchissime di spunti, tre giorni di incontri, di scambio e di confronto reale con professionisti che lavorano nei settori più diversi (insegnanti, operatori sociali dell’A.S.L., del S.E.R.T., educatori, ..), ma mossi, come noi, dal desiderio di un cambiamento, l’assunzione di responsabilità nel proprio ambiente di fronte ai propri ragazzi.

Dico momenti di scambio e confronto reale pensando soprattutto al lavoro della giornata centrale di Workshop, dedicato ad affrontare tre aree tematiche cosiddette “di Miglioramento”, la prima dedicata al “Bullismo e cyber-bullismo”, la seconda intitolata “Comportamenti a rischio e nuove dipendenze”, la terza “Cittadinanza attiva e sviluppo capitale sociale”.
Infatti questa giornata è stata impostata con la metodologia della Peer Education: i 430 partecipanti (altri 350 sono rimasti a casa!) sono stati divisi in gruppi di 30-35 persone all’interno dell’area tematica prescelta e alcuni ragazzi peers fra i 17 e i 19 anni hanno gestito il lavoro della mattina di ogni gruppo, supportati da esperti (nel nostro caso uno psicologo e un sociologo di Roma), facendoci fare brain storming sulla parola “rischio” e alcuni role-playng (giochi di ruolo) legati al consumo di sostanze alcooliche e di prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili, role-playng che prevedono l’immedesimazione di alcuni del gruppo in ruoli di situazioni immaginate, quasi come fossero attori. Ognuno di noi poteva intervenire quando voleva, per commentare, domandare, dare un contributo attraverso un’esperienza, una conoscenza: tutti si sono coinvolti, chi con una parola, chi interpretando un ruolo, chi esprimendo le proprie considerazioni, chi commentando le sceneggiature proposte dai ragazzi per realizzare nuovi spot pubblicitari.
Lavorare insieme e creare cultura, ponendoci tutti nella condizione di “riflettere” e di “fare insieme” è stata una grande novità, che ha generato in ognuno di noi motivazione, libertà di esprimersi, consapevolezza di partecipare alla realizzazione di qualcosa di nuovo e di unico, perché eravamo noi e non altri, perché c’erano quegli esperti e non altri, perché c’erano da fare quei giochi di ruolo e non altri.
Un altro aspetto innovativo introdotto dal Convegno è l’introduzione del “video” come strumento di comunicazione efficace per i giovani di oggi, come linguaggio per esplicitare contenuti e concetti che non arrivano loro né attraverso atteggiamenti prescrittivi (prevenzione negativa), né attraverso la conoscenza dell’oggetto (prevenzione informativa). Ci sono state presentate le ultime due campagne informative ministeriali sull’abuso di sostanze stupefacenti, che non hanno avuto presa sul pubblico giovanile, perché decontestualizzate dalla loro realtà. Mentre alcuni video realizzati attraverso la collaborazione di A.S.L, S.E.R.T, Scuole, sono risultati e risultano molto più efficaci, semplici, comunicativi, in quanto utilizzano linguaggi reali del mondo giovanile: modi di dire, musica, colori, ambienti, abbigliamento, concetti, rivestiti da un tono ironico piuttosto che drammatico; si tratta di spot non esaustivi, ma che rilanciano un’idea chiara su cui potere riflettere. Ricordo con vera gioia un filmato che puntava alla prevenzione dell’abuso di alcool facendo vedere un esperimento, chiaramente simulato, in cui un ragazzo assumendo uno, due, tre, bicchieri, etc, perde progressivamente anche la prestanza in campo sessuale: conviene quindi non bere troppo per essere in grado di fare una cosa importante!
La giornata di giovedì 13 è stata titolata “Backstage. La Peer Education alla ricerca dei suoi linguaggi”, in quanto i relatori hanno presentato cosa sta “dietro” la Peer Education, fatta vedere in azione il venerdì 14; mentre la giornata di sabato 15 ha avuto il difficile compito di fare “Proiezioni. Dagli esperimenti alla progettualità”.
Essere lì, vivere quest’esperienza, vedere all’opera professori universitari, operatori sanitari, sociologi, psicologi, ragazzi peer, che, provenienti da ogni parte di Italia, lavorano insieme con passione, stima, e che tendono a rendere questo percorso una strada partecipabile e possibile per tutti, è stato molto significativo. Abbiamo visto in atto una rete reale fra associazioni no profit (Contorno Viola), Istituzioni (Provincia, Regioni, Comune), A.S.L., S.E.R.T, Scuole (Istituto Cobianchi). Una rete che ha toccato e che tocca anche noi adesso: in questi tre giorni ci siamo messi in contatto con alcuni esperti coinvolti nel progetto, che hanno dato la loro disponibilità ad aiutarci a sviluppare nel modo più proficuo possibile la progettazione di Istituto con la Peer Education, anche venendo di persona.
Il prof. G.Lavanco, docente di Psicologia di Comunità all’Università di Palermo ha detto molte cose. Essenziali. Mordenti. Provocatorie. Ne cito alcune:“La Peer Education” serve per rendere parlabili le emozioni, non è uno spazio di cancellazione del disagio, della fatica, ma lo spazio della fatica dentro la relazione”. “Non c’è una generazione di giovani sballati e non c’è una generazione di adulti incapaci. Esiste il rischio della relazione con gli altri”. “Bisogna lasciare che gli altri camminino con un pezzo di noi addosso”. “Se quello che hai detto non ha disturbato nessuno, forse non hai detto nulla”. O. Wilde. Speriamo che quello che è stato detto disturbi, come è capitato a noi.

Adriana Canepa

 

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