Medicina forense

Un’ora di medicina forense per le terze del liceo scientifico

Le classi terza A e terza B del Liceo Scientifico hanno partecipato a un laboratorio virtuale di Biomedicina forense dal titolo: “Chi è il colpevole?” tenuto dalla Dr.ssa Marisa Oppizzi, responsabile delle attività didattiche del CusMiBio. Questo  è un istituto di ricerca scientifica nato  dall’Università di Milano che  ha fra i diversi obiettivi quello di collaborare con le  scuole superiori per diffondere la cultura scientifica e  soddisfare l’interesse verso le scienze della vita e le loro applicazioni biotecnologiche.

L’argomento dell’intervento è stato l’importanza delle analisi del DNA in diversi ambiti forensi, in particolare quando la testimonianza oculare non è attendibile a causa  del fatto che  la nostra attenzione è fisiologicamente selettiva.

Poiché, come ha dimostrato Alec Jeffrey, il DNA è formato da parti comuni e da regioni  variabili e ripetute in tutti gli individui, ma in modo diverso e con  lunghezza costante (short tandem repeat o DNA microsatellite) proprio attraverso l’analisi di queste è possibile collegare le persone sospettate a un crimine o escluderle, poiché si può creare un profilo genetico soggettivo e univoco.

 Abbiamo scoperto anche, che esiste il gene per  l’amelogenina, cioè per lo smalto dei denti e che esso ha lunghezza diversa nei cromosomi X e Y: se nell’indagine genetica si trovano due geni di uguale lunghezza, possiamo dedurre che il colpevole è donna perché ciò indica la presenza di due cromosomi uguali (XX), se invece hanno lunghezza differente si tratta di uomo (XY).

La ricercatrice ha concluso dicendo che poiché la quantità di acido nucleico rinvenuta sulla scena di un crimine è generalmente molto scarsa o deteriorata, è necessario amplificarla con la tecnica PCR (Polymerase Chain Reaction) che consente, attraverso l’uso di enzimi specifici e diversi passaggi a temperatura stabilita, di moltiplicare i frammenti di acido nucleico. Infine è fondamentale svolgere l’elettroforesi su gel di agarosio per separare i frammenti di diversa lunghezza e confrontarli. Alla fine del processo si ottiene un’impronta specifica che, confrontata con quella dei sospettati, porterà a smascherare il colpevole.

Questa tecnica, in realtà, è applicata anche nei test di paternità o nell’identificazione dei cadaveri irriconoscibili di vittime di attentati o nei casi in cui non sia disponibile nessun elemento che ne possa permettere il riconoscimento.

Questo incontro è stato molto interessante e ci ha indotti non solo ad apprezzare i molteplici campi di applicazione della biologia ma anche a riflettere su quanto sia vera, soprattutto in questo contesto, la  celebre frase di Sherlock Holmes: “Le piccole cose sono di gran lunga le più importanti”.

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