Studio al tempo del COVID

Una bella riflessione di Elena Vaglio Laurin (5Aginnasio)

“Immergo il biscotto nel latte caldo e lo porto alla bocca svogliatamente, il sole splende un po’ troppo questa mattina: sono fatta così, preferisco un tenue bagliore  autunnale rispetto alla potente luce primaverile .

Forse non è di mio gusto solo perché tra venti minuti dovrò tuffarmi in un’ altra videolezione e non potrò gettarmi a capofitto in questa mattinata così viva e splendente; del resto se la volpe non arriva all’ uva dice che è acerba.

Accendo il computer e il cellulare preparandomi a qualche ora di noia profonda, ormai la vita di noi tutti è uno schermo: studio attraverso gli schermi, rido per gli schermi, i miei amici sono ridotti a immagini sullo schermo.

Inserisco la password sono connessa al mondo, ora potrei fare viaggi di migliaia di chilometri senza spostarmi dal letto dove sono stravaccata, ascoltare il canto delle formiche, carpire i segreti dell’ isola di Pasqua o assistere alle danze degli aborigeni in Australia; apro la lezione di matematica :”spiacenti server non trovato”  stiamo scherzando? Mentre cerco di risolvere il problema, mi arrivano mille messaggi scatenando un concerto di bip degno della filarmonica di Berlino:“Cosa fai? Dove sei? Perché non sei online?” rispondo frettolosamente e riesco finalmente a collegarmi .

Fine delle lezioni, ora dei compiti ho un po’ di male alla testa ma nonostante questo mi sdraio sul letto in camera mia col cellulare a qualche centimetro dal viso, mentre la pila di libri scolastici sulla scrivania mi lancia sguardi accusatori. Il manuale di latino con la copertina ritta e ben spianata sembra avere il cipiglio più burbero, mentre quello di greco tutto stropicciato ha un non so che di svagato e fantasioso.

“E così le mollezze dello studio a casa hanno corrotto il tuo già blando senso del dovere?”

Ma chi parla? “Faresti meglio a chiedere “che cosa” dolce fanciulla, anche se è contraddittorio il definirci tali in quanto siamo esseri pensanti che…” “Taci sofista da strapazzo!” “come osi conservatore fanatico!”, “demagogo da quattro soldi” molto bene sto delirando, i miei manuali di lingue classiche sono impegnati in una diatriba sul mio letto, e il cellulare  si sta scaricando…

 Mi sveglio di scatto, ho decisamente bisogno di una boccata d’aria: esco in giardino e mi investe il profumo inebriante  dei giacinti tanto amati da mia madre, gli uccellini cinguettano melodiosi, le farfalle svolazzano agitando le loro ali variopinte; se fossi una principessa disney dovrei iniziare a gorgheggiare giuliva, ma per fortuna non appartengo al  settore.

Mi stendo sul prato osservando uno stormo di piccioni  che rovinano gradevolmente questa atmosfera perfetta, la natura intorno a noi mai mi è  parsa più bella ma forse è solo perché ora ho tempo per fermarmi a osservarla; Socchiudo gli occhi nella luce, studiare non è mai stato così difficile, fino a qualche settimana fa mi lamentavo del poco tempo per studiare, avevo mille impegni ma a poco poco sono spariti a cominciare dalla scuola, poi è toccato al corso d’inglese, alle lezioni di musica e infine alla palestra.

Ricordo bene l’ ultimo giorno tra i banchi prima delle vacanze di carnevale, come al solito brontolavo per la loro breve durata e ridevo con i miei amici dell’ ancora lontano corona virus. Ormai di tempo ne ho fin troppo e sono a conoscenza dei rischi che comporta:

infatti esiste un’ assai strana divinità chiamata “lofacciodopoketantohotempo”, essa aleggia sopra gli studenti con un’ anima procrastinatrice, donando loro il potere di allungar la giornata fino all’inverosimile;  come tutti sappiamo però “lofacciodopoketantohotempo” fa le pentole ma non i coperchi, perciò improvvisamente abbandona il tapino da lei precselto togliendoli il mistico potere e la giornata come un elastico troppo tirato giunge bruscamente al termine lasciando il poveretto con un palmo di naso.

Tale divinità è spesso attirata da orari flessibili e tempo abbondante, sciamani e stregoni per scacciarla consigliano di tenersi vicino orologi, sveglie, liste di cose da fare, oppure una magica pozione chiamata “determinazione”, le cui origini sfumano nella leggenda.

Mi metto un po’ più comoda sull’ erba, da ormai due settimane vivo in posizione supina ogni superficie è adatta per cincischiare; se uno di quegli eminenti scienziati coi baffi a manubrio dovesse descrivere il mio comportamento, come si farebbe con quello di una specie esotica penso sarebbe più o meno così:

 

Animale dalle singolari abitudini, l’ Elena Procrastinans presenta unite in un particolare connubio le caratteristiche dell’ Homo sapiens e quelle del comune bradipo del Borneo; l’ unico esemplare che ho avuto  fortuna di osservare nel suo ambiente naturale, mostrava una strabiliante capacità di cadere addormentato, nei luoghi più disparati in quanto…”

 

Devo assolutamente fare qualcosa, con un sospiro mi alzo dal prato e torno in casa, salgo le scale e mi ritrovo di nuovo davanti allo schermo del computer, cerco di aprire l’ e-mail della scuola  per saper di che morte devo morire ma come al solito “connessione assente si prega di riprovare più tardi” ; sono sempre molto gentili i messaggi, nulla da dire  sembra quasi che siano dispiaciuti per te,  anche se vorrei proprio saper che ha da fare tutto il giorno questa tal connessione che non c’è mai; a volte spero di sorprenderla entrando di soppiatto nella stanza ma invano, sono però sicura che sogghigna soddisfatta nel sentirsi così desiderata; a volte però le faccio così pena che decide di mostrarsi, ah quanta gioia nel veder le e-mail inviate, i lavori consegnati in orario vien quasi da chiedere :”sogno o son desta?”.

Oggi mi ha omaggiato della sua presenza solo dopo un ora di preghiere e una di imprecazioni, posso finalmente lavorare.

Esco di nuovo, il sole è sempre alto, le farfalle svolazzano e i giacinti profumano; sono forse caduta nell’ abbraccio mortale di “Lofacciodopoketantohotempo”? Perchè qui le giornate sembrano non finire mai”.

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