25.03: Dantedì

on line la performance del Laboratorio teatrale del BALBO per il 25.03.2020

LABORATORIO TEATRALE DI – STANTE #iorestoacasa

a cura di M Paola Casorelli

interpreti
Valentina Aceto
Piera Attardo
Gaia Baracco
Letizia Desimone
Carlo Farina
Giulia Maroni
Lorenzo Montiglio
Maddalena Muzio
Arianna Pomasan
Melissa Pozzi

 

Dantedì, 25.03.2020

Il folle volo dello “scienziato” Ulisse

Leggere oggi il canto di Ulisse, primo Dantedì della storia, in un 2020 segnato dal coronavirus, è una sfida probabilmente folle e senz’altro sovraumana: significa affinare l’istinto della sfida e l’attenzione al coraggio della ricerca(zione), vuol dire cercare di fondare e di radicare sempre di più in noi la consapevolezza dell’homo sum, ma anche sforzarci di grattare i brandelli di memoria dentro di noi, cercando di vedere quanto e cosa resti sotto l’intonaco delle pareti dell’apparenza, aggrappandosi, speranza ultima, alla nostra memoria per ripartire e sopravvivere, come insegna il riuso fatto da Primo Levi.

Ulisse oggi è sempre di più dal multiforme ingegno: un Icaro della scienza che sale in alto a sfidare come Prometeo le barriere imposte dall’ignoranza e dalla superstizione; un titanico eroe che cerca di trovare la chiave per forzare le porte segrete della Natura adesso matrigna e crudele; un abile psicologo che deve convincere con la sua piccola argomentazione (ecco l’immagine del contrappasso del della lingua ignea) sui pro i suoi ragazzi, a convincerli di fare quello che sembri meno naturale per loro nella vita: il restare a casa (quanto risuona in quel “O frati” l’allocuzione giovanile “oh fra” !); un deciso cavaliere che sa che solo con un volo dettato da Ragione potrà curare la malattia e la pazzia di chi non lo capisce. Nulla lo ferma, niente lo frena, tutto lo accende ed eccita freneticamente: motore continuo di creazione e di evoluzione. E mai come ora i riguardi di Ercule sono barriera per cui serve un lucreziano Epicuro che venga a mostrare la via per passare oltre ed arrivare al di là delle mura fiammeggianti, alla salvezza.

Quest’Ulisse dantesco ha centrato e ripreso un concetto, fondando molto presto un comportamento “umanistico”. Per convincere, assesta il colpo da maestro, l’asso del retore, la stoccata dell’eroe: “essere umani”. E come tali, essere umani, non possiamo guardare da un’altra parte, non possiamo spezzare una social catena che sarà salvezza unica e ripartenza felice, di costruttiva collaborazione.

Homo sum: per questo mi occupo di te, per questo ho la “cura” (preoccupazione e medicina). La brutale bestialità è guardare egoisticamente in basso, solo nella propria terra, dimenticando che la missione umana, la prerogativa di ogni uomo è capire e fare: e questo ci affratella. Non dobbiamo negare l’esperienza, non dobbiamo accontentarci del non plus ultra, non dobbiamo fermarci al “niente di più”.

Del resto, tutti i più grandi intellettuali hanno subito il fascino odisseico, l’attrazione per l’humanitas del Laerziade, da Orazio e Cicerone, da Seneca a Marsilio, da Dante a Kavafis, da Tennyson a Borges: è il potere fascinante, una sirena seducente, di chi sa che la ricompensa sarà enorme, ben superiore al rischio.

Ulisse, riletto da Levi, ci fa ricordare, inoltre, che la memoria di vita vissuta ci salva ugualmente dalla bestialità; fa tornare a galla, anche zavorrato da elementi estranei, quello che siamo in profondità, le nostre radici e la nostra essenza (e semenza). Che i vincoli umani e sociali, ora sospesi, ma no affievoliti, dovranno tornare a galla, in una rifondazione d’amore, in una rinascita costruttiva di speranzosa accettazione e mutuo aiuto futuro, passati per la grande tribolazione della malattia e per la rinascita. E, come il più grande interprete medievale del Sommo ci ha ben spiegato, solo l’amore conta, e ci può aiutare a non cancellare la civiltà e a “fregare la morte”, come canta Ligabue.

Se resteremo uomini, se punteremo a riscoprire la nostra natura genetica e specifica e umana, se sapremo superare a ogni costo la prova, i remi avranno fatto ali al volo, folle solo perché mai pensato da nessuno prima così in grande, così possibile.

E soprattutto se considereremo questa nostra semenza: se, etimologicamente, sapremo divinare con l’aiuto soprannaturale o con uno sforzo soprannaturale, se sapremo fissare l’obiettivo con decisione e con determinazione. E non solo desiderandolo, aspettando che questa risposta scenda da sola senza intervento umano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dantedì, mercoledì la prima edizione con letture social del Sommo Poeta. Coinvolti scuole, musei, biblioteche, luoghi di cultura.

Franceschini agli artisti: “Leggete Dante e condividetelo sui social” Azzolina: “Riscoprire Dante sarà un modo per restare uniti”.

Il 25 Marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia, si celebrerà per la prima volta il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri recentemente istituita dal Governo. ‪Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.

‪L’appuntamento è per le 12 di mercoledì 25 marzo, orario in cui siamo tutti chiamati a leggere Dante e a riscoprire i versi della Commedia. Il Ministero dell’Istruzione inviterà docenti e studenti a farlo durante le lezioni a distanza. Ma la richiesta è rivolta a ciascun cittadino. E le 12 saranno solo l’orario di punta: le celebrazioni, seppur a distanza, potranno proseguire durante tutta la giornata sui social, con pillole, letture in streaming, performance dedicate a Dante, con gli hashtag ufficiali #Dantedì e #IoleggoDante.

Questa prima edizione avviene in un momento particolarmente difficile. Le tante iniziative già previste si spostano sulla rete. Per questo rivolgo un appello agli artisti: il 25 marzo leggete Dante e postate i vostri contenuti. Dante è la lingua italiana, è l’idea stessa di Italia. Ed è proprio in questo momento che è ancor più importante ricordarlo per restare uniti, ha dichiarato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini.

Cittadini e scuole, il prossimo 25 marzo, potranno unirsi in un momento alto di condivisione. Riscoprire Dante, tutti insieme, sarà un modo per restare uniti, in un momento così complesso, attraverso il filo conduttore della poesia. So che gli insegnanti stanno già facendo sforzi importanti per portare avanti la didattica a distanza, per restare in contatto con i nostri ragazzi. Il Dantedì può essere una bellissima occasione per ribadire che la scuola c’è, per condividere, sui social o sulle piattaforme delle lezioni online, la passione per uno dei testi più importanti della nostra letteratura, ha sottolineato la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Il Mibact e il Ministero dell’Istruzione insieme a scuole, musei, parchi archeologici, biblioteche, archivi e luoghi della cultura proporranno inoltre sui propri account social immagini, video, opere d’arte, rare edizioni della Divina commedia per raccontare quanto la figura del Sommo Poeta nel corso dei secoli abbia segnato profondamente tutte le espressioni culturali e artistiche dell’identità italiana.
Al Dantedì parteciperà attivamente anche la Rai che con Rai Teche ha selezionato le lecturae Dantis interpretate dai maggiori artisti del nostro tempo che saranno programmate in pillole di 30″ nelle tre reti generaliste della Rai e su Rai Play. E saranno numerose le trasmissioni nei palinsesti dedicate, curate da Rai Cultura.

Sul canale YouTube del Mibact e sul sito del Corriere della Sera sarà inoltre trasmesso un filmato, realizzato appositamente per questa prima edizione del #Dantedì con i preziosi contributi di Paolo Di Stefano, giornalista del Corriere della Sera e promotore della giornata dedicata a Dante, Alberto Casadei dell’Associazione degli italianisti, Claudio Marazzini presidente dell’Accademia della Crusca, Carlo Ossola presidente del Comitato per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante, del linguista e filologo prof Luca Serianni della Società Dante Alighieri, di Natascia Tonelli dell’Università di Siena e di Sebastiana Nobili dell’Università di Ravenna.

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