Galimberti e il “Balbo”

Nesso: giovani-nichilismo. Ossia, dicotomia: “verde etate” leopardiana, periodo di sogni, amori e speranze, combinata con l’assenza totale di scopo, senso e significato dell’esistenza.

Questo il tema centrale dell’intervento del professor Umberto Galimberti, pronunciato la sera di venerdì 18 ottobre 2019 a Crea, nell’ambito del progetto “ITACA”, “CA’MON”. Ad ascoltare il celebre filosofo, penna di Repubblica, un nutrito gruppo di ascoltatori, tra i quali configuravano alcuni alunni dell’ultimo anno del Liceo Classico Balbo di Casale Monferrato. “Pur non condividendo certi aspetti del suo ragionamento, o non cogliendo a pieno il significato di ogni passaggio, ascoltare il professor Galimberti è stata una preziosa opportunità di arricchimento culturale e di allargamento dei propri orizzonti gnoseologici”. Questa la sensazione a caldo raccolta da alcuni dei presenti alla conferenza.
Il professore ha illustrato la sua puntuale analisi della società contemporanea, ponendo un particolare accento sulla condizione morale e non dei giovani: da dove è originata la sofferenza che provano? Si tratta di dolore o di senso di insoddisfazione e quindi di inappagamento? Esiste un futuro per loro e per l’umanità? Che dire del rapporto dei ragazzi con i genitori e con la rete? Errori o ingenuità nell’educazione dei figli.
Il suo intervento è quindi giunto alla conclusione con la tesi pressoché certa della totale impossibilità di sperare in un qualsivoglia tipo di futuro: “Solo con il cristianesimo si è giunti ad una concezione tripartita del tempo: passato (triste in quanto epoca ormai terminata), presente (anche per Leopardi “brutto” in quanto tragicamente “vero”), e futuro (considerato potenzialmente bello per la dose di incertezza che si porta dietro). Pertanto, il sentimento che il futuro sia una “proiezione verso” è completamente attribuibile alla religione cristiana, e non alla realtà fattuale delle cose. Non può esistere un futuro nelle particolari condizioni storico-morali-politiche in cui versa la nostra società”.
Ad ogni modo, indipendentemente dal fatto che si sia d’accordo o meno la sopracitata tesi del professor Galimberti, è innegabile che la maggior parte dell’uditorio auspica di poterlo riascoltare in un altro contesto, in un futuro più o meno lontano…sempre ammesso che ne esista uno!

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